Archive for the ‘public issues’ Category
E fate la Repubblica indipendente della Val di Susa, oppure basta
Quali sono le ragioni dei no tav? Ce ne saranno di certo: se non proprio ragioni oggettive, di tipo economico (costi, benefici, impatto ambientale ecc. e anche se personalmente propendo per le quelle a favore del tav, riconosco il beneficio del dubbio) ci sono quelle umane, connesse agli eventuali disagi che i cantieri possono portare nella Val di Susa. Ci sono le ragioni di parte, condivisibili o meno, ma certamente legittime, di una popolazione che non ritiene giusto che il territorio in cui abita venga attraversato da un treno.
Concorrenza sleale – le poche fermate Arenaways
Due articoli di Alberto Mingardi* raccontano il mercato protetto nelle ferrovie. Parlano di Arenaways, l’azienda proprietaria del primo treno privato d’Italia tra Torino e Milano. Un servizio di collegamento tra le due città in 1 h, a 17 Euro in classe unica, prenotazione con iPhone, “bottega di bordo”, wi-fi gratuito, corsa gratis per i disabili. Leggi il seguito di questo post »
Concorrenza sleale all'italiana
In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.
In Italia, questo sistema ha vari nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione) la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.
Concorrenza sleale all’italiana
In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.
In Italia, questo sistema ha vari nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione) la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.
Parlamento creativo: le migliori proposte del 2010

Potete leggere qui il focus redatto da Silvio Boccalatte per l’Istituto Bruno Leoni, sulle 1000 proposte di legge depositate al parlamento italiano nel 2010. Lo studio, spiega l’analista, ha preso in considerazione 1622 progetti legislativi proposti negli ultimi mesi. Ha poi voluto proporre una classifica dei più importanti (vedi sotto) che, se entrassero in vigore, produrrebbero senza dubbio effetti benefici alla vita del paese.





