Archive for the ‘politics’ Category
E fate la Repubblica indipendente della Val di Susa, oppure basta
Quali sono le ragioni dei no tav? Ce ne saranno di certo: se non proprio ragioni oggettive, di tipo economico (costi, benefici, impatto ambientale ecc. e anche se personalmente propendo per le quelle a favore del tav, riconosco il beneficio del dubbio) ci sono quelle umane, connesse agli eventuali disagi che i cantieri possono portare nella Val di Susa. Ci sono le ragioni di parte, condivisibili o meno, ma certamente legittime, di una popolazione che non ritiene giusto che il territorio in cui abita venga attraversato da un treno.
Repressione e consenso popolare (due parole sulla Siria)
Di ciò che sta accadendo in Siria si capisce poco. Giungono testimonianze atroci, di assassinii di civili, donne e bambini. Tuttavia il rumore di fondo è più forte delle informazioni, ed è difficile farsi un’idea chiara. Una cosa però è certa: eventi del tipo siriano aiutano a mettere a nudo le incoerenze di noialtri, e l’analfabetismo giuridico e civile che caratterizza molte opinioni in circolazione nelle nostre società. Ad esempio, di quei gruppi che l’anno scorso salutavano estasiati le “primavere arabe”, e che, nei confronti di ciò che accade in Siria, esibiscono indifferenza, se non grande cautela e perfino scetticismo. Leggi il seguito di questo post »
Quattro ipotesi sulla Grecia (e sull’Europa)
Da quel che ho capito, sul destino economico e politico della Grecia si possono fare quattro ipotesi, auspicate o temute a seconda delle opinioni.
1 - La Grecia segue il piano di austerità imposto dalla “Troika”: licenziamenti dei dipendenti pubblici, riduzioni salariali, tagli di spesa e pensioni, privatizzazioni liberalizzazioni ecc. Giuste, o sbagliate che siano, queste sono le condizioni che l’Europa, l’Fmi e la Bce esigono per erogare i nuovi prestiti ed evitare la dichiarazione di un default che molti esperti dicono già tecnicamente avvenuto. L’accordo è semplice: ti aiuto, ma in cambio devi smantellare il tuo sistema economico, fondato su un apparato pubblico abnorme, inefficiente e clientelare, e creare i presupposti per uno sviluppo sano futuro, all’interno dell’euro. Il problema di questa terapia è che di fatto, nei tempi ristretti imposti dai mercati finanziari, potrebbe ammazzare il paziente. Un sistema economico in cui una larga parte della popolazione viveva di risorse distribuite politicamente (o quasi) e impiegate senza alcun criterio di efficienza e produttività non può essere smobilitato in un giorno (ma neanche in un paio d’anni) senza produrre enormi scompensi sociali. La gente di colpo si trova senza lavoro, senza sapere cosa fare, senza un sistema produttivo capace di reintegrarla in altre attività, e i sacrifici imposti dall’austerità pubblica deprimono ogni possibilità di investimento privato, per rilanciare, o meglio, nel caso della Grecia, reinventare un’economia che a parte un po’ di turismo e di agricoltura, ha poco da offrire. Leggi il seguito di questo post »
Responsabilità dei giudici, se una norma non è la soluzione
L’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, approvato la scorsa settimana alla Camera, e in attesa di votazione al Senato lascia perplessi. Non tanto per la sua funzione specifica, quella di stabilire la possibilità che un magistrato che abbia inflitto dolosamente danno a qualcuno lo rifonda di tasca propria, ma perché rischia di distorcere le valutazioni dei problemi della giustizia penale italiana, e anzi, crearne di ulteriori. La responsabilità civile può essere giusta o meno, (di certo, esiste già, ma è lo Stato, e non il singolo, a risarcire), ma forse sbagliano quei “liberali” che la considerano un rimedio agli abusi o alle strumentalizzazioni giudiziarie da parte dei magistrati. Una simile idea, in fondo, risponde alla logica del “chi sbaglia paga” tipica di una concezione della giustizia che di liberale non ha granché. Le questioni sono altre, e finché non si risolveranno quelle ci saranno gli arbitrii; e finché ci saranno quelli, la responsabilità civile, a carico dello Stato o del singolo giudice, probabilmente creerà solo altri pasticci e dispute giudiziarie. Leggi il seguito di questo post »
Dentro il Palazzo, (virtual tour)
Sul sito camera.it si trovano varie informazioni interessanti. Tra le altre uno sconosciutissimo tour virtuale in hd del palazzo di Montecitorio, con tanto di ben fatte didascalie esplicative sulle istituzioni ospitate dalle varie sale, e su curiosità storico-artistiche. Insomma, se è difficile capire i traffici della variegata popolazione politica o meno che frequenta il Palazzo, almeno ci si può togliere la curiosità di sapere com’è fatto dentro (io passandoci d’avanti ce l’ho sempre avuta, un pochino).
Parlando di disparità sociale, paradossi democratici e altre annose questioni (featuring Matteo Zola)
Il post che segue doveva essere la mia risposta al commento di Matteo al mio post precedente. All’inizio pensavo di cavarmela con un commento breve, ma le domande erano difficili, ed eccoci qua, ne è saltato fuori un altro lenzuolo che ho deciso di pubblicare così (e cari miei, io ci provo a essere sintetico, ma poi le questioni esplodono, anzi ce ne sarebbe ancora da dire…). Di seguito il commento di Matteo:
Mi permetto di aprire una riflessione ulteriore facendo una serie di domande forse un tantino “universali”. La società liberale come si pone nei confronti della disparità sociale? e come il pensiero liberale s’interseca – secondo l’autore – con il concetto di democrazia che (e qui credo l’autore sia d’accordo) si presta ad essere utilizzato anche dai sistemi platonici e persino – in alcuni simulacri – dai regimi illiberali. Infine, come la società liberale tutela sé stessa dalle forze illiberali (diciamo “platoniche”, così da restare lessicalmente omogenei) ch’essa lascia si nutrano dal suo seno? (Matteo Zola è fondatore e direttore della rivista online su temi di attualità e politica dall’est Europa, East Journal) Leggi il seguito di questo post »
Stato platonico o società aperta? Due visioni possibili della politica
In questo post scrivo cose ovvie, perfino banali, per chiunque conosca un minimo la tradizione del pensiero liberale. L’ho scritto per tirare un po’ le fila (con me stesso, prima di tutto) sui ‘fondamentali’ che, più o meno implicitamente, vengono chiamati in causa quando si discutono molte questioni di attualità. Un argomento di moda, ad esempio, è quello secondo cui la crisi finanziaria ed economica in corso dimostrerebbe il ‘fallimento dell’ideologia liberale’. In questo post non tocco aspetti economici, (come il fatto che, se è vero che il capitalismo non è condizione sufficiente per la libertà, è anche vero che qualsiasi sistema pianificato implica inevitabilmente una riduzione della libertà, e l’arbitrio del potere), ma cerco di sottolineare il fatto che, semplicemente, ‘l’ideologia liberale’, contrapposta a quella socialista o altre, è un mito: qualcosa che, semplicemente, non esiste. E che le uniche alternative politiche possibili sono cercare di creare le condizioni per una società aperta dove la gente decide volontariamente come comportarsi, o l’istituzione di tanti ‘staterelli platonici’ in cui la libertà individuale è sacrificata in nome di qualche dottrina morale.
Ci sono due possibili approcci alla politica. Il primo ha una tradizione antica, che può esser fatta risalire a Platone (o forse no, ma il filosofo è certamente il suo esponente più illustre ed influente). Sostiene che lo scopo della politica è realizzare una società più giusta, equa, egualitaria, eticamente sana, e felice. E’ la visione che, in tempi recenti (per esempio da F. Von Hayek), è stata definita ‘costruttivista’, perché mira a ‘costruire’ la società per raggiungere questi fini. La ricetta ‘platonica’ della politica è composta da almeno tre ingredienti: una dottrina ‘etica’ ontologicamente giustificata, un preteso razionalismo, e un ancor più radicale collettivismo. Leggi il seguito di questo post »
L’elettorato orfano e la ‘rivoluzione liberale’
A Milano vince Pisapia, a Napoli straripa DeMagistris. Cosa è successo, e cosa succederà? Fare predizioni equivale a fare scommesse. Tuttavia qualche diagnosi azzardata, sul risultato di questa tornata elettorale per due centri così delicati, così decisivi per gli equilibri nazionali, viene voglia di tentarla. Senza volersi abbandonare a proclami escatologici sulla ‘fine del berlusconismo’ appare evidente che il voto di Milano (Napoli è forse un caso a parte, una singolarità che merita altre riflessioni) rappresenta una decisiva sconfitta politica per il premier e il suo partito.
Marco Travaglio ironizza sul fatto che ad assestare il colpo sia stato un esponente della sinistra radicale, aderente proprio a quegli orientamenti politici che Berlusconi ha sempre demonizzato. Ancora più ironico è forse il fatto che a riuscire nell’impresa sia stato un avvocato, Pisapia, acceso sostenitore di idee ‘garantiste’ e della necessità di una riforma della giustizia (è co-autore, tra l’altro, insieme al magistrato Carlo Nordio di un bel libro, “In attesa di giustizia”, forse l’unico uscito di recente dove si tratta dei problemi del potere giudiziario in modo ragionevole) laddove non ci erano riusciti per anni i fautori di posizioni più ‘giustizialiste’. Lo stesso Pisapia prende le distanze da questi atteggiamenti, quando dichiara (com’è avvenuto oggi al Messaggero) di aver sempre sostenuto “che Berlusconi si combatte con la buona politica, e non ci si può aspettare che il lavoro lo facciano i processi. Ecco, abbiamo dimostrato che è possibile, ed è la strada giusta”. Leggi il seguito di questo post »






