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Archive for the ‘economies’ Category

Se la tutela dei posti di lavoro il lavoro lo distrugge

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Il lavoro è un diritto fondamentale che non può essere messo in dubbio. E quando si toccano le tutele di questo diritto, vale la regola del piano inclinato: “si sa dove si incomincia, ma non si sa dove si va a finire”. Queste sembrano essere, più o meno, le argomentazioni di chi si oppone al disegno di legge di riforma del lavoro approvato dal Governo Monti. Non si tratta di obiezioni coerenti sul piano logico, né fondate dal punto di vista empirico, bensì di prese di posizione di principio. Leggi il seguito di questo post »

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marzo 25, 2012 alle 8:25 pm

Quattro ipotesi sulla Grecia (e sull’Europa)

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Da quel che ho capito, sul destino economico e politico della Grecia si possono fare quattro ipotesi, auspicate o temute a seconda delle opinioni.

1 - La Grecia segue il piano di austerità imposto dalla “Troika”: licenziamenti dei dipendenti pubblici, riduzioni salariali, tagli di spesa e pensioni, privatizzazioni liberalizzazioni ecc. Giuste, o sbagliate che siano, queste sono le condizioni che l’Europa, l’Fmi e la Bce esigono per erogare i nuovi prestiti ed evitare la dichiarazione di un default che molti esperti dicono già tecnicamente avvenuto. L’accordo è semplice: ti aiuto, ma in cambio devi smantellare il tuo sistema economico, fondato su un apparato pubblico abnorme, inefficiente e clientelare, e creare i presupposti per uno sviluppo sano futuro, all’interno dell’euro. Il problema di questa terapia è che di fatto, nei tempi ristretti imposti dai mercati finanziari, potrebbe ammazzare il paziente. Un sistema economico in cui una larga parte della popolazione viveva di risorse distribuite politicamente (o quasi)  e impiegate senza alcun criterio di efficienza e produttività non può essere smobilitato in un giorno (ma neanche in un paio d’anni) senza produrre enormi scompensi sociali. La gente di colpo si trova senza lavoro, senza sapere cosa fare, senza un sistema produttivo capace di reintegrarla in altre attività, e i sacrifici imposti dall’austerità pubblica deprimono ogni possibilità di investimento privato, per rilanciare, o meglio, nel caso della Grecia, reinventare un’economia che a parte un po’ di turismo e di agricoltura, ha poco da offrire.  Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 14, 2012 alle 1:40 pm

Pubblicato in economies, politics

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Parlando di disparità sociale, paradossi democratici e altre annose questioni (featuring Matteo Zola)

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Il post che segue doveva essere la mia risposta al commento di Matteo al mio post precedente. All’inizio pensavo di cavarmela con un commento breve, ma le domande erano difficili, ed eccoci qua, ne è saltato fuori un altro lenzuolo che ho deciso di pubblicare così (e cari miei, io ci provo a essere sintetico, ma poi le questioni esplodono, anzi ce ne sarebbe ancora da dire…). Di seguito il commento di Matteo: 

Mi permetto di aprire una riflessione ulteriore facendo una serie di domande forse un tantino “universali”. La società liberale come si pone nei confronti della disparità sociale? e come il pensiero liberale s’interseca – secondo l’autore – con il concetto di democrazia che (e qui credo l’autore sia d’accordo) si presta ad essere utilizzato anche dai sistemi platonici e persino – in alcuni simulacri – dai regimi illiberali. Infine, come la società liberale tutela sé stessa dalle forze illiberali (diciamo “platoniche”, così da restare lessicalmente omogenei) ch’essa lascia si nutrano dal suo seno? (Matteo Zola è fondatore e direttore della rivista online su temi di attualità e politica dall’est Europa, East Journal   Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 4, 2011 alle 2:21 pm

Teoria del profitto for dummies

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Un video realizzato dalla Atlas Economic Research Foundation per illustrare come funziona il mercato, e confutare l’idea secondo cui generare profitti sarebbe un’attività immorale ed egoistica. L’aspetto centrale da comprendere, spiega il video è che il profitto si basa sullo scambio volontario.

Via Atlas Network

There’s a crucial difference between profits gained violating the property rights of others, through theft, pollution, or special favours or subsidies on the one hand, and profits that are earned voluntarily through excange, on the other

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giugno 3, 2011 alle 9:23 am

Pubblicato in economies

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Se lo dice Robecchi, meglio verificare

con 3 commenti

Parliamo di economia, e di falsità. Sul Manifesto del 5 dicembre Alessandro Robecchi pubblica un commento per ridicolizzare l’economista Francesco Giavazzi. Lo potete leggere su questa pagina. Robecchi prende in giro Giavazzi per aver preso una serie di cantonate. Per rafforzare l’effetto, infarcisce il pezzo di citazioni tratte dagli editoriali dell’economista. Peccato che, prese così, distorgano il pensiero dell’autore, poichè estrapolate dal senso del testo di cui facevano parte. Ed estrapolate in modo tale che viene il sospetto che quella di Robecchi non sia semplice incomprensione di Giavazzi. Sembra proprio che l’abbia fatto apposta. Ora, perchè mai Robecchi abbia fatto un’operazione del genere, è tutto da capire. Contrastare una tesi che non si condivide è sicuramente giusto, ma perchè falsificare la realtà? Certo, ridicolizzare è più facile che confutare: e tuttavia forse Robecchi, non si rende conto che così, la prima vittima del suo “strale” non è il suo bersaglio, ma sono i propri lettori, che vengono portati a credere falsità e nonmessi in condizione di avere un’idea critica del pensiero dell’economista. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 16, 2010 alle 6:21 pm

Arte.it, alla ricerca dell'arte italiana

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Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2010 – Organizzare le informazioni sull’arte può diventare sfida tecnologica e progetto imprenditoriale. In un paese dotato di uno dei più complessi e ricchi patrimoni artistici al mondo, con 45 siti Unesco, 3430 musei, 2100 monumenti e aree archeologiche, può anche acquisire il significato di scelta di impegno culturale. Da pochi giorni quest’idea è diventata realtà. È stato attivato infatti Arte.it, motore di ricerca dedicato interamente alle arti figurative italiane. Un prodotto realizzato da Nexta, media company basata a Roma e specializzata in editoria e content providing. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 23, 2010 alle 11:55 am

Beni culturali italiani, la graduatoria Florens Index

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Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2010 – Il patrimonio culturale e ambientale è una delle risorse principali del nostro paese. Eppure si conosce poco della sua struttura, delle sue dinamiche di gestione e fruizione. A Florens2010 verrà presentato oggi «L’Economia dei beni culturali e ambientali», uno studio dell’European House Ambrosetti, rivolto proprio ad analizzare il “sistema cultura” in una prospettiva di benchmarking, a livello regionale, di paese e di comparazione internazionale.  Leggi il seguito di questo post »

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novembre 21, 2010 alle 1:54 pm

Concorrenza sleale – le poche fermate Arenaways

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Due articoli di Alberto Mingardi* raccontano il mercato protetto nelle ferrovie. Parlano di Arenaways, l’azienda proprietaria del primo treno privato d’Italia tra Torino e Milano. Un servizio di collegamento tra le due città in 1 h, a 17 Euro in classe unica, prenotazione con iPhone, “bottega di bordo”, wi-fi gratuito, corsa gratis per i disabili. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 16, 2010 alle 5:43 pm

Pubblicato in economies, mobilità, public issues

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Concorrenza sleale all’italiana

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In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.

In Italia, questo sistema ha vari  nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione)  la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche  malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore  e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.

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novembre 16, 2010 alle 5:15 pm

Pubblicato in economies, public issues

Concorrenza sleale all'italiana

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In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.

In Italia, questo sistema ha vari  nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione)  la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche  malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore  e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.

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novembre 16, 2010 alle 5:15 pm

Pubblicato in economies, public issues

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